mercoledì 22 luglio 2009

Su il sipario

Tra poco si ricomincia e come ogni anno le speranze e le illusioni dei tifosi tornano a fiorire spontaneamente e disordinatamente come variopinte e numerose primule di campo. Anche quest'anno, a fine stagione, non ci siamo fatti mancare l'ennesimo colpo di scena che ha spiazzato un pò tutti creando inizialmente incertezze e malumori, poi in gran parte riassorbiti, per lasciare il posto a una moderata fiducia condizionata. Zamparini evidentemente ama i coups de theatre, la placida e tranquilla navigazione nelle acque del campionato non gli interessa, vuole far parlare di se, costi quel che costi. E' inutile ripercorrere i tanti eventi traumatici che hanno scosso ogni anno le fondamenta delle nostre labili sicurezze di appassionati, perchè ne abbiamo parlato tante volte, basta soltanto citare il fatto che il Palermo è forse l'unica squadra della A a non avere mai completato , nell'era Zamparini, due campionati di fila con lo stesso tecnico. E questo dice tutto. Ma non deve essere certo una pregiudiziale per la stagione che sta per incominciare, una stagione che è partita con i botti. Zenga ha già impresso un marchio al suo lavoro e ci ha fatto capire chiaramente che sotto la sua gestione non ci saranno mezze misure. Io sono ansioso di valutarlo pienamente come tecnico vedendo la squadra correre e lavorare sul campo. Infatti, al di la dei luoghi comuni nel bene e nel male, l'unico modo per capire se un tecnico funziona è quello di osservare la squadra muoversi in campo. Il resto sono solo chiacchere.
Il personaggio però mi piace e credo che possiamo definirlo senz'altro una mosca bianca nel maremagnum di trasformisti e di opportunisti che svolazzano nei cieli del nostro calcio.
Zenga è uno che non si nasconde, prende la realtà di petto e si assume le sue responsabilità e la boutade sulla scudetto, ovviamente, non deve essere presa alla lettera ma come il tentativo di dare una scossa, di smuovere le acque e di incendiare gli animi. I grandi risultati, oltre che sul piano tattico o tecnico, si ottengono anche con una feroce spinta motivazionale.
Zenga, in un mondo di gattopardi e di opportunisti, ha deciso di esporsi rischiando anche grosso e in questa fase, anche solo per questo, merita la nostra approvazione e il nostro consenso. Poi sarà come sempre il campo a dare il verdetto definitivo.
Ma provate a immaginare, tocchiamo ferro e quant'altro, un inizio difficile in coppa e in campionato per questo Palermo e pensate per un attimo alla quantità di sberleffi ironici e taglienti che caleranno come una mannaia sulla testa del tecnico. Zenga questo lo sa ma ha giocato lo stesso la sua partita con coraggio. Bravo Walter.
Dal punto di vista tecnico una prima considerazione positiva è quella che in questo mercato, per la prima volta, non è partito nessuno dei nostri pezzi pregiati: Miccoli, Cavani, Simplicio, Kjaer , Amelia, Balzaretti e compagnia bella sono ancora tutti lì e questa è una bella notizia perchè l'ossatura di questa squadra ha fatto bene lo scorso campionato. Però sulle incognite che gravavano sul rendimento dei rosa ancora non mi pare che possiamo essere del tutto soddisfatti. In primo luogo con la squalifica di Carrozzieri è assolutamente fondamentale prendere un centrale di sicuro affidamento e di esperienza, non ne possiamo fare assolutamente a meno se vogliamo veramente coltivare qualche ambizione. Il nome di Paletta non mi convince per via degli infortuni e della lunga inattività che ha condizionato il giocatore.
Già di miracolati da recuperare ne abbiamo uno, cioè Budan, e Santa Rosalia non può fare troppi straordinari visto che si deve concentrare sulle sorti di una città allo sbando che sta vivendo uno dei momenti più neri della sua storia.
A centrocampo direi che siamo messi discretamente: Bertolo e Pastore sembrano due giovani di sicuro talento che possono darci proprio quel quid che lo scorso anno ci è mancato. Migliaccio, Nocerino, Simplicio, Liverani e Giovanni Tedesco completano un reparto che mi sembra solido e ben assortito e se dovesse arrivare veramente Dzemaili, magari con il sacrificio di Bresciano che non convince del tutto da tempo, il centrocampo del Palermo sarebbe uno dei migliori d'Italia coniugando qualità e quantità. In avanti Succi sembra in partenza e, detto dell'incognita Budan, ci sono le grandi certezze di Miccoli e Cavani e le grandi speranze di Michelididize ed Hernandez . Basterà? Io credo che una prima punta in grado di attaccare i seidici metri con personalità e furbizia sia quello che ci è mancato lo scorso anno, e che continuerà a mancarci quest'anno, per completare il reparto. La situazione sembra in evoluzione per cui aspettiamo l'evolversi degli eventi.
Alla fine l'interrogativo principe che si pongono tutti i tifosi è lo stesso: quale sarà il ruolo del Palermo in questo prossimo campionato? Zamparini ha parlato di Champion's, Zenga provocatoriamente di scudetto, io credo che la realtà sia un pò diversa.
Il campionato italiano vede una prima fascia di squadre composta dall'Inter, la Juve, il Milan, la Roma e la Fiorentina, che sono sicuramente favorite per gli obbiettivi più importanti. Poi ci sono un gruppo di squadre di valore come Napoli, Genoa, Udinese, Lazio e Palermo che lotteranno per un posto in Uefa e magari per la Coppa Italia. La regola aurea del calcio però è la sua imprevedibilità perchè un annata può essere decisa da episodi favorevoli o contrari che ne cambiano completamente il destino e le prospettive.
Pensate per esempio al cammino del Palermo lo scorso anno. A mio avviso due sono stati i momenti chiave della stagione dal punto di vista emotivo. Il primo è stato il rigore parato da Amelia a Ronaldinho, perchè una sconfitta contro il Milan a quel punto della stagione ci avrebbe tarpato le ali , mentre quella grande vittoria ci diede fiducia ed entusiasmo, e l'altro fu , ebbene si, il clamoroso crollo nel derby casalingo perchè proprio quella durissima batosta ridiede al gruppo la carica e l'orgoglio per continuare a combattere fino alla fine.
Lo stesso discorso vale anche per le nostre avversarie: il Napoli sembrava destinato a mangiarsi il mondo e poi ha concluso mestamente nelle retrovie, e la stessa Fiorentina ha raccolto, grazie a una miriade di episodi favorevoli e a molta fortuna, ben più di ciò che avrebbe meritato.
In buona sostanza il guidizio sul nuovo Palermo non può essere ancora completo: da un lato prevale l'ottimismo perchè sembra che la squadra stia nascendo sotto buoni auspici, dall'altro i dubbi in alcuni ruoli importanti non possono essere ancora del tutto sciolti .
Staremo a vedere, tra poco si alza nuovamente il sipario su quella incredibile, complessa, e contraddittoria vicenda umana e sportiva che è il campionato italiano di calcio.
Buona visione a tutti.

giovedì 25 giugno 2009

IL PALLONE E' UGUALE PER TUTTI


La vita è piena di frasi fatte e di luoghi comuni. Per esempio, quante volte nei confronti della abusatissima frase "la legge è uguale per tutti" ci è scappato un mezzo sorriso ironico pronto a tramutarsi in una smorfia amara. E questo è solo un piccolo esempio delle tante contraddizioni che nella vita di tutti i giorni sovvertono, spesso e volentieri, tanti radicati principi.
Eppure in questo maremagnum di delusioni, trasformismi, e negazioni varie c'è qualcosa che rimane sempre fedele a se stessa ed è la legge del pallone.
Il pallone non guarda in faccia nessuno, non guarda le credenziali nè il conto in banca, e, quando non ci si mette di mezzo l'operato malandrino di qualche ometto con il fischietto in bocca, non subisce neanche l'arbitrio e l'arroganza dei potenti.
Il pallone corre e rimbalza, come attratto da una calamita, verso chi ha un cuore che batte più forte e che ci mette qualcosa di diverso : la voglia e l'anima. E così capita che gli sconosciuti americani mettono in scacco le cosidette furie rosse quando già si alzavano i prevedibili peana nei confronti del nuovo mito del calcio moderno, e così il Sud Africa, di tanti onesti mestieranti del pallone, fa soffrire fino alla fine il Brasile di tutti quei campioni, da Kakà, a Maicon, a Robinho, che sono in ansia perchè devono costantamente ridiscutere e ritoccare i loro contratti da quasi 100.000 euro al giorno perchè non si sentono adeguatamente valorizzati!

I media, le istituzioni, i procuratori, i calciatori con le loro smanie e le loro esagerazioni stanno provando in tutti i modi a rendere nauseante questo benedetto sport che tanto amiamo: vorrebbero farlo diventare una specie di circo barnum gestito e fruito da pochi eletti che che si dividono la torta mentre noi, poveri allocchi, stiamo a guardare a bocca aperta e fingiamo di credere all'inganno.
Poi per fortuna arrivano Donovan, Bradley, il simpaticissimo portierino del Sud Africa e riportano tutti sulla terra ricordandoci che il calcio è lo sport più povero e più bello del mondo e che tutti con un pallone ai piedi, anche misero e scucito come quello della foto, possono sognare. Stasera ho tifato come un pazzo per il Sud Africa perchè sarebbe stato bellissimo vedere una finale tra i padroni di casa e gli Usa, mentre tutti quei presunti divi e divetti, alcuni dei quali hanno dei conti in banca da multinazionali, rimanevano a guardare.

In tutti gli altri sport se un atleta di livello molto inferiore sfida un Bolt, un Federer, o Phelps perde inesorabilmente 100 volte su 100. La magia del calcio invece sta nel fatto che tutti possono sognare fino al 90^. Per questo il pallone è uguale per tutti, e per questo dobbiamo difendere le tradizioni e i valori del nostro sport più amato da chi vorrebbe farne un prodotto artificiale da fast food. Venduto però al costo di caviale e champagne.

lunedì 22 giugno 2009

LE FROTTOLE

Se c'è una cosa he non riesco a mandare giù sono le frottole.

Ovvero quegli argomenti tirati giù alla buona e senza una valida controprova o dei dati precisi ed esposti solo per avvalorare una tesi precostituita.

Per carità, la verità ha mille sfaccettature e nessuno può arrogarsi il diritto di emettere giudizi definitivi e sentenze, per lo più in una materia assai volatile e indefinibile qual'è il calcio, ma quando le parole lanciate in libertà si scontrano con l'arida evidenza dei numeri sono destinate inevitabilmente a soccombere.

Questo mio puntiglioso preambolo si riferisce ad una stoccata lanciata dal presidente Zamparini in diretta telefonica a TGS durante un suo intervento alla preziosa e seguita trasmissione sportiva del lunedì condotta da Alessandro Amato con la competente e puntuale partecipazione di Angelo Morello e Carlo Brandaleone.

In buona sostanza il presidente, pungolato dalle osservazioni di Amato, ha detto: "palermitani volete una squadra da vertice? Allora fate come i napoletani e correte ad abbonarvi". Osservazione questa che ha lasciato quasi interdetti i giornalisti presenti in studio e basito anche me che seguivo da casa.

Personalmente cerco di esprimere le mie modeste opinioni supportandole con dati di fatto, allora mi sono preso la briga di andare a leggere i dati sugli abbonamenti e sugli incassi tra Palermo e Napoli, relativi agli ultimi sei anni, dalla stagione 2001/02 a quella 2007/08, che sono facilmente consultabili nel sito della Lega Calcio e ve li ripropongo perchè sono di notevole interesse.


QUOTA ABBONATI DAL 2002/03 AL 2007/08


NAPOLI 59.113


PALERMO 110.048



INCASSI LORDI ( BIGLIETTI + ABBONAMENTI ) DAL 2002/03 AL 2007/08


NAPOLI 20.687.873


PALERMO 41.450.390



A questi dati, che sono abbastanza evidenti, ce ne sono altri da aggiungere per rendere più completo il quadro :


1) nelle stagioni 2004/06 il Napoli era in C1 e dal 2004/05 il Palermo è stabilmente in A


2) nelle stagioni 2002/04 ambedue le squadre erano in B e questi furono i totali degli incassi : NAPOLI 2.509.329 PALERMO 4.083.693


3) nell'anno della promozione in A 2004/05 il Palermo fece 32.847 abbonati e il Napoli nel 2007/08, l'anno del ritorno in A 22.582. Lo stesso anno il Palermo realizzò 19.911 abbonati cioè una cifra molto simile in situazioni ambientali e di entusiasmo totalmente diverse.


Tutti i dati appena elencati sono a mio avviso particolarmente significativi.

Sopratutto il confronto delle stagioni comuni in B testimonia un amore sincero e duratuo da parte dei tifosi rosanero nei confronti di una squadra che nella sua storia non ha vinto coppe o scudetti e non ha avuto gente come Diego Armando Maradona in campo.

Dal ritorno in A ogni anno, pur dopo una buona stagione, abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo e tutti coloro che erano in qualche modo i simboli dell'entusiasmo e della rinascita, penso a Toni a Guidolin a Amauri e adesso pure a Ballardini, sono andati subito via per motivazioni più o meno valide che non sta qui a discutere. Tuttavia oggi, mentre il Napoli ha preso Quagliarella e sta puntando tutta una serie di ottimi giocatori. il Palermo sembra, e ripeto sembra, voler puntare tutte le fiches per le dicharate ambizioni di assalto all'Europa su due giocatori come Paletta e Budan che negli ultimi due anni non hanno fatto nemmeno una partita e probabilmente, e ripeto probabilmente, l'assalto a un giocatore importante come Pastore seguirà il destino di tutte le altre telenovelas intitolate a Nilmar, Chevanton e via discorrendo.

Alla luce di queste considerazioni il riscontro tra incassi e abbonamenti che comunque il popolo rosanero continua a garantire ogni anno è un patrimonio da non sottovalutare o disprezzare e da tenersi ben stretto.

Nessuno chiede a Zamparini di svenarsi, ci vuole solo un pò di chiarezza e di coerenza in più per fare felice la gente e per provare a seguire un percorso logico e coerente nel rispetto di quelle che sono le dimensioni della piazza e l'attuale situazione economica generale.

Senza osare troppo ma anche senza mischiare le carte.

Caro presidente Palermo la ama, anzi la adora, per tutto ciò che ha fatto per la squadra e la città e per tutto ciò che continuerà a fare ma come si dice in dialetto è sbagliato "punciriu u' scieccu nna muntata". Noi rimaniamo, come sempre, in fiduciosa attesa.

martedì 16 settembre 2008

TRAMONTI

Colgo l'occasione, grazie a delle splendide foto che mi ha inviato l'amico giorgione, per farvi conoscere uno splendido brano di Richard Wagner, tratto dai Wesendonk lieder, che si intitola Schmerzen :



























SCHMERZEN.


DOLORI.








Sonne, weinest jeden Abend


Sole, ogni sera tu piangi






Dir die schönen Augen rot,


fino a farti rossi i begli occhi



Wenn im Meeresspiegel badend


quando, immerso nello specchio del mare,


Dich erreicht der frühe Tod;


una morte precoce ti coglie!




Doch erstehst in alter Pracht,


Ma nell'antico splendore risorgi



Glorie der düstren Welt,


gloria del cupo mondo


Du am Morgen neu erwacht,


destandoti nel nuovo mattino


Wie ein stolzer Siegesheld!


come un superbo eroe vittorioso



Ach, wie sollte ich da klagen,


Oh, come allora potrei lamentarmi



Wie, mein Herz, so schwer dich sehn,


come, mio cuore, puoi sentirti pesante



Muß die Sonne selbst verzagen,


se il sole stesso non spera,



Muß die Sonne untergehn?


se anche lui deve tramontare?



Und gebieret Tod nur Leben,


La morte genera solo vita



Geben Schmerzen Wonne nur:


i dolori portano solo gioia



O wie dank ich, daß gegeben


Alla fine io ringrazio la Natura



Solche Schmerzen mir Natur!


per i dolori che mi ha dato!







Chi volesse ascoltare il brano di Wagner può cliccare nel video qui sotto :













video

giovedì 4 settembre 2008

NIENTE DI NUOVO

Come volevasi dimostrare. L’esonero di Colantuono non è certo una sorpresa anche se lo attendevo almeno dopo la partita con la Roma e questo lo avevo già scritto. Certo è che se appena un mese fa, quando iniziò il ritiro, qualcuno ci avesse prospettato un inizio di campionato così burrascoso e colmo di incognite e incomprensioni, lo avremmo preso per visionario. Allora si parlava dell’inizio di un ciclo, di una squadra proiettata nel futuro, anche se incompleta, e si rimaneva in fiduciosa attesa per gli ulteriori sviluppi del mercato. Niente però è andato nella direzione prevista : la squadra non è stata completata e ha mostrato delle evidenti difficoltà in occasione dei primi impegni ufficiali e la tanto auspicata pazienza è andata a farsi benedire per lasciare il posto a quel deprecabile tutti contro tutti cui stiamo assistendo in questi giorni. L’opinione pubblica è spaccata tra chi è pro Zamparini sempre e comunque e si scaglia contro il tecnico e chi invece usa toni, anche forti, contro l’operato della società. Vediamo di fare chiarezza.

LE COLPE DI ZAMPARINI

Ne ho discusso a lungo nei miei commenti. A mio modesto avviso la società ogni anno ripete gli stessi errori. Ogni anno la squadra è incompleta e, pur con qualche buona individualità, ci mancano sempre tre soldi per fare una lira. Una volta manca l’esterno, un’altra il portiere, poi il regista o l’attaccante, e di fronte alle difficoltà anziché provvedere a colmare le lacune e a rinforzare la squadra, l’allenatore viene messo alla gogna, poi licenziato, e si ricomincia da capo. E’ successo con Del Neri cui fu data una squadra assai mediocre come organico, è successo anche con Guidolin quando con la champions in tasca s’infortunò Amauri e non fu sostituito a gennaio, e adesso con Colantuono. Troppi indizi fanno una prova. A Napoli quando Reja è stato in difficoltà ( e a Napoli i tifosi non scherzano) la società ha fatto quadrato e ha operato sul mercato alla grande e adesso il Napoli è un’altra realtà rispetto a noi . Lo stesso dicasi a Firenze per Prandelli, a Roma per Spalletti e anche a Genova per Mazzarri, tanto per citare gli allenatori più in voga. Anche loro hanno avuto momenti difficili ma le rispettive società attorno a loro hanno costruito, noi abbiamo distrutto. Zamparini si lamenta della mancanza di entusiasmo, ma in questi ultimi tre anni tutte le nostre dirette concorrenti per l’Europa ci hanno superato perché hanno seminato e investito. Il Napoli ha scovato Hamsik e Lavezzi (e se li è tenuti), la Samp con Cassano ha trascinato il pubblico. L’Udinese ha scovato talenti come Inler e li ha fatti crescere e ha speso i soldini per comprare Quagliarella, la Fiorentina lasciamola perdere perché è un altro pianeta. E noi? In questi tre anni che cosa abbiamo visto che doveva suscitare l’entusiasmo del pubblico che Zamparini tanto rimpiange? Polemiche, partite orrende, gente che voleva scappare da Palermo e poco altro. Alla luce di queste considerazioni i circa 18.000 abbonati che ci saranno alla fine sono grasso che cola, non scherziamo. Quest’ultimo mercato poi ha dato il colpo di grazia alle speranze della gente e ha aperto la porta a molte inquietudini. Se Zamparini avesse detto: “ cari tifosi in questo mercato ci siamo mossi in ritardo e potevamo fare di più, ma a gennaio proveremo a colmare le lacune. Vi chiediamo un po’ di pazienza e di starci vicini perché la squadra perché ha bisogno di voi” Tanto di cappello. Ma questo rigirare la frittata, questo balletto delle cifre che lascia molto perplessi, onestamente mi ha stancato. Il mantenimento della serie A è un patrimonio di tutta la città, e di questo gli siamo grati, ma Zamparini non può rilanciare sempre e comunque di fronte all’evidenza dei fatti.

LE COLPE DI COLANTUONO

La colpa principale di Colantuono è stata quella di non essere se stesso fino in fondo. Il tecnico romano non ha mai potuto proporre il suo calcio con il 4-4-1-1 che predilige per la mancanza di due esterni di valore e di una mezzapunta capace di fare da punto di riferimento per il reparto offensivo. Ha cercato di adattarsi ma ha fatto un po’ di confusione.Il Palermo di quest’anno è nato già storto perché Colantuono voleva creare un modello di gioco e Zamparini invece ne voleva un altro e allora il tecnico si è incartato un po’ in alcune soluzioni raffazzonate e improponibili come il 4-3-3 che abbiamo visto recentemente che certo non è adatto a giocatori come Migliaccio e Guana che non sono degli incursori di centrocampo e Miccoli che non può fare la punta esterna . In tutto questo abbiamo iniziato il campionato senza centravanti e il quadro si è completato. Tuttavia se Colantuono fosse stato lasciato lavorare in pace io sono convinto che avrebbe potuto trovare degli equilibri e lavorare bene, ma, in buona sostanza, un giudizio definitivo su Stefano Colantuono non potremo mai darlo perché questi ultimi anni sono stati vissuti in base all’improvvisazione e all’emergenza continua, quindi non sapremo mai se era il tecnico giusto per il Palermo oppure no. Resta comunque il ricordo di una persona seria e perbene che ci ha rispettati e che merita rispetto. In bocca al lupo Stefano.

IL FUTURO

Adesso arriva Ballardini che con il Cagliari ha prodotto un buon calcio pur in un momento difficile. Lo scorso anno i sardi al Renzo Barbera fecero circolare la palla molto bene per quasi tutto l’incontro e solo San Alberto Fontana ci salvò dall’ennesima sconfitta. Gli auguriamo tutto il bene possibile e anche tanta fortuna e tanta comprensione per il momento in cui anche lui sarà messo in discussione dal presidente.

mercoledì 27 agosto 2008

IL WEB QUESTO SCONOSCIUTO

Anche se per molta gente l’intrattenimento telematico rimane una importate valvola di sfogo e un mondo verso il quale ci si sente fortemente e magneticamente attratti, in realtà le potenzialità, nel bene e nel male, di un simile mezzo di comunicazione sono ancora inesplorate e forse ancora non riusciamo a valutare bene del tutto l’impatto che l’utilizzo spesso selvaggio e incontrollato di una tale risorsa può avere negli equilibri, già di per se delicati, della nostra società. Io ci sto pensando spesso. E sono giunto alla conclusione che forse dovremmo fare un passettino indietro. Il web annulla ogni barriera, e rende il mondo infinitamente più piccolo, grande quanto i pollici dello schermo di un pc. Se questo, da un lato, favorisce la diffusione delle notizie e aumenta in maniera esponenziale le possibilità di comunicazione, dall’altro banalizza ogni cosa rendendo tutto più facile, troppo facile. E così in rete vediamo spuntare e crescere, improvvisi come funghi velenosi, numerosi video insulsi e violenti, vediamo bulletti da quattro soldi picchiare e sottomettere ragazzi con problemi psichici, vediamo l’assoluto trionfo della banalità perché il messaggio che passa è che tutto è possibile. Ormai sembra che il bene e il male , l’approfondimento e la stupidità, siano sullo stesso piano. Basta che qualcuno guardi. E non è giusto. Dovremmo incominciare invece ad alzare l’attenzione verso tutto ciò che circola in rete e pretendere un miglioramento del livello della comunicazione a cominciare dalle strutture educative per finire ai palinsesti televisivi. Ma credo che questa rimarrà un’utopia. Ormai tutto è possibile e in questa frase c’è, purtroppo, la radice del nostro declino.
Ma veniamo a noi e parliamo anche di calcio. Io frequento i siti e i blog dedicati a questo mondo e faccio parte della grande famiglia di tifosirosanero e ne sono orgoglioso. Il web mi ha consentito di conoscere persone eccezionali e di instaurare reali e profondi rapporti di amicizia che vanno ben oltre le quattro chiacchiere che si fanno attorno ad un pallone. In realtà oggi attorno al calcio non si fa altro che parlare, l’invasione della tv satellitare, paradossalmente, rendendo più facile la distribuzione e la fruizione dello spettacolo calcistico ne ha compromesso la magia, rendendolo uno show più che uno sport. Ricordo quando la domenica era il giorno sacro destinato alla partita con i suoi riti e le sue attese. Oggi con il calcio spezzatino e la possibilità di vedere le partite seduti comodamente in poltrona con 18 telecamere, quella magia non c’è più. Anche in questo caso è diventato tutto più facile, troppo facile. Ed anche la passione ne risente, e allo stadio ce ne rendiamo ben conto. Mentre prima eravamo tifosi adesso siamo spettatori, con tutto ciò che ne consegue. Anche il proliferare di opinioni, commenti, analisi, interventi più o meno sensati, che vediamo dilagare sul web oggi giorno in materia di calcio, comincia a non convincermi più del tutto. Forse ne parliamo troppo, forse abbiamo perso quella passione spontanea e istintiva che rendeva il gioco del calcio lo spettacolo più immediato e affascinante per milioni di appassionati in tutta Italia. Ripeto, io ci sto pensando.

sabato 23 agosto 2008

Un brusco risveglio

Diciamolo subito questa sconfitta è stata una brutta botta veramente difficile da digerire. Eppure le notizie che arrivavano dal precampionato erano più che positive e, contro squadre di caratura superiore al modesto Ravenna, il Palermo aveva ben figurato. Di conseguenza, confortati dalle cronache degli inviati e dai risultati ottenuti fin qui, i palermitani si sono recati in buon numero allo stadio per applaudire la nuova creatura rosanero che sembrava nascere sotto buoni auspici. Ma l’ottimismo è stato ben presto smentito dai fatti e da una partita che ci ha consegnato un Palermo volenteroso ma confusionario e con molti problemi irrisolti sul tappeto. Non è certo il caso di scatenare allarmismi prematuri e fuor di luogo ma è bene affrontare chiaramente le prime difficoltà prima che diventino problemi. Il Palermo è sceso in campo con il previsto 4-3-3 con Liverani prezioso facitore di gioco, Guana e Simplicio a completare il centrocampo e il trio Lanzafame, Cavani e Miccoli che doveva dare incisività e profondità in avanti. E qui vengono subito le dolenti note e il campo ha dimostrato che le perplessità della gente sulla mancanza di qualità e peso specifico in avanti erano ben fondate. I rosa hanno iniziato ben disposti con la difesa abbastanza alta e i reparti vicini per aiutare la circolazione di palla, ma ben presto la manovra si è involuta in una serie di tocchi e tocchettini fini a stessi che hanno agevolato il compito di un Ravenna, modesto ma organizzato, che alla prima vera occasione ci ha colpiti approfittando di una dormita generale della difesa. A questo proposito c’è da dire che tutti i componenti della linea difensiva, da Bovo a Carrozzieri fino a Raggi e Balzaretti, sono sembrati in ritardo di condizione e affaticati rispetto agli avversari che sembrava corressero il doppio. Evidentemente la pesante preparazione atletica sostenuta non è stata ancora smaltita, altrimenti non è spiegabile che tutti e quattro avessero problemi di rapidità e di corsa. Liverani, a mio avviso, ha giocato una gran partita e ha illuminato il gioco con una serie infinita di sapenti tocchi di prima che avrebbero potuto aprire la difesa avversaria se le nostre punte fossero state più incisive e avessero rischiato qualcosa dando un po’ di profondità al gioco. In realtà Cavani non ne ha beccata una: sempre anticipato, sempre lontano dal vivo dell’azione, si è limitato ad una serie infinita e inutile di passaggetti all’indietro e per la difesa del Ravenna è stato un gioco da ragazzi controllare e ripartire. Lanzafame si è quasi sempre assentato dal gioco, anche lui non ha mai rischiato l’uno contro uno, non ha mai dato profondità né creato la superiorità numerica forse intimorito dal debutto e dalla responsabilità. Miccoli ha cercato qualche numero ma anche lui ha finito per giocare spesso lontano dalla porta e non è mai riuscito a dialogare con Cavani. Simplicio ha sbagliato tutto il possibile e in pratica quasi tutti i giocatori che dovevano puntare la tre quarti avversaria e creare movimento e profondità hanno deluso. Il 4-3-3 è un gioco essenzialmente propositivo e se i giocatori d’attacco non riescono difendere il pallone e a puntare l’uomo giocando a ritmi alti non si vince neanche se si gioca contro le squadre di promozione. Nel secondo tempo è entrato De Melo al posto di Simplicio e ci siamo schierati con un 4-2-4 e le cose sono andate un po’ meglio anche perché con il passare dei minuti il Ravenna si è rintanato nella sua area. Cavani ha accorciato le distanze su sponda di De Melo e abbiamo avuto qualche occasione per pareggiare ma, alla fine, il Ravenna considerata la differenza di categoria, non ha rubato nulla. Il giovane brasiliano, tanto atteso, ha fatto qualche buona sponda e certo è sembrato un pò più utile di Cavani al centro dell’attacco ma anche lui è da rivedere e non mi sembra il giocatore che in questo momento possa farci fare il salto di qualità in avanti. Perché un salto di qualità in avanti va fatto e anche urgentemente. La squadra fino alla tre quarti si muove bene e costruisce discretamente ma poi tutto si risolve in una bolla di sapone perché non c’è chi salta l’uomo e punta la porta. A quanto pare Zamparini è andato via nell’intervallo, invece avrebbe fatto bene a rimanere per valutare bene le cose e avere il quadro preciso della situazione. E’ vero che mancavano Jankovic, Migliaccio e Noverino, ma è anche vero che giocavamo contro una squadra di serie C ma, come si dice sempre in questi casi, la palla è rotonda e nel calcio le sorprese sono il sale dello sport. Intanto,però, se vogliamo trarre suggerimenti da questa sconfitta imprevista e coltivare sogni di gloria, questa squadra ha bisogno di due , dico due, punte di un certo valore e anche di un centrocampista capace di aggredire gli spazi e di proporsi. Altrimenti corriamo il rischio di rimanere a metà strada e di non essere nè carne né pesce. Nella Fiorentina, Liverani, quando dava la palla in corridoio, trovava Mutu o Toni o Pazzini a riceverla e a puntare l’avversario e a fianco a se aveva Montolivo e Kuzmanovic cioè giocatori capaci di affondare e di giocare a ritmi alti palla al piede, non semplici gregari. E il segreto di questo tipo di gioco è proprio questo, cioè osare e per farlo ci vogliono i mezzi tecnici e agonistici oltre che la buona volontà. . E speriamo che il primo ad osare sia il proprio il presidente regalandoci un giocatore capace di fare la differenza in avanti e di dare un senso al lavoro della squadra. Sabato ci attende l’Udinese, sarà un bel banco di prova che potrà servire a dissipare le nubi o a indicarci la via per migliorare. In ogni caso ne sapremo di più.